Benvenuto nel Gruppo di Acquisto Solidale di Morbegno!


Impara l’Arte e ... fanne Parte



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Ultimo aggiornamento (Giovedì 30 Aprile 2020 21:25)

 

UN INVITO A CAPIRE


“…..In un momento storico in cui certe ideologie e politiche discriminatorie, con forti richiami ad un passato meschino, si stanno riattivando in tutto il mondo...arriva un virus e  ci fa sperimentare che, in un attimo, possiamo diventare noi i discriminati, i segregati, quelli bloccati alla frontiera, quelli che portano le malattie. Anche se non ne abbiamo colpa, anche  se siamo bianchi, occidentali…. 

In una società fondata sulla produttività e sul consumo, in cui corriamo tutto il  giorno dietro a non si sa bene cosa... da un momento all'altro, arriva lo stop !
Per giorni e giorni barricati in casa a fare i conti con un tempo di cui abbiamo perso il valore, se non è misurabile in compenso, in denaro...Sappiamo ancora cosa farcene?

In una dimensione in cui le relazioni, la comunicazione, la socialità sono giocate prevalentemente nel virtuale dei social network, dandoci l'illusione della vicinanza, il virus ci toglie quella vera di vicinanza, quella reale: che nessuno si tocchi, niente baci, niente abbracci, a distanza, nel freddo del non-contatto.

In una fase sociale in cui pensare solo al proprio orticello è diventata la regola...il virus ci manda un messaggio chiaro: l'unico modo per uscirne è la reciprocità, il senso di appartenenza, la comunità...qualcosa di più grande di cui prendersi cura e che si  prende cura di noi.  Sentire e comprendere che dalle nostre azioni dipendono le sorti non solo nostre, ma anche di tutti quelli che ti circondano.
            
Allora….se smettiamo di domandarci di chi è la colpa o perché è accaduto tutto questo, ma ci domandiamo cosa possiamo imparare da questo, credo che abbiamo tutti molto su cui riflettere ed impegnarci.
Perchè con il  Cosmo e le sue leggi, evidentemente, siamo in debito spinto.
Ce lo sta spiegando il virus, a caro prezzo
."    (da un testo di  F.  Morelli)

Ultimo aggiornamento (Martedì 10 Marzo 2020 23:12)

 

Chilometro ZERO, ma non solo

Noi Socigas cerchiamo di ridurre il nostro impatto ambientale anche grazie a corrette scelte alimentari; preferiamo, per esempio, i cibi a chilometro zero, cioè quelli prodotti il più vicino possibile a noi da coltivatori e allevatori locali. Questi cibi hanno molti vantaggi: sono stagionali e generalmente freschi, sono spesso più saporiti di quelli colti non maturi o congelati per “sopportare” un lungo viaggio; possono essere più economici quando sono parte di una filiera corta che eviti molti passaggi di mano. Inoltre favoriscono l’economia locale, hanno un ridotto impatto sull’ambiente perché richiedono meno imballaggi e producono meno emissioni inquinanti nel trasporto.

Eppure potrebbero NON ESSERE questa la scelta più eco-sostenibile, come sostengono da anni molti studiosi e di recente lo ha spiegato la ricercatrice Hannah Ritchie in un articolo di Vox.

Sostiene, ad esempio, che il consiglio di consumare prevalentemente cibo locale, suggerito anche dalle Nazioni Unite, possa risultare fuorviante perché le emissioni dovute al trasporto dei prodotti sono una percentuale molto piccola sul totale di quelle causate dall’industria alimentare.

Non esiste una stima unanime sulla quantità delle emissioni inquinanti causate dall’industria alimentare – che includa anche conservazione, imballaggio e trasporto – ma secondo un rapporto delle Nazioni Unite aggiornato al gennaio 2020, l’Agro-Industria è responsabili del 20/37 per cento del totale delle emissioni di gas serra prodotte dall’uomo.

Le emissioni dovute al trasporto rappresentano una percentuale molto piccola rispetto a quelle causate dalla deforestazione o all’allevamento. Secondo un rapporto della FAO pubblicato nel 2006, l’allevamento è responsabile del 18 per cento del totale delle emissioni di gas serra prodotte dall’uomo... Secondo un articolo pubblicato nel 2009 dal Worldwatch Institute andrebbe invece portata al 51 per cento perché bisogna calcolare anche le emissioni legate al disboscamento per fare spazio agli allevamenti e al mancato assorbimento di anidride carbonica che provoca.


Il Grafico considera 29 prodotti alimentari e di ogni uno indica la quantità di emissioni di gas serra causata dallo sfruttamento della terra (pezzetto verde), dall’allevamento e dalla coltivazione (compreso l’uso di fertilizzanti), dal mangime, dalla lavorazione (blu), dal trasporto, dalla refrigerazione e conservazione, infine dall’imballaggio.

Il trasporto è il quinto pezzettino da sinistra, caratterizzato dal color rosa

(Parte prima)

Ultimo aggiornamento (Domenica 08 Marzo 2020 20:15)

 

COME STA IL BIO in Italia ?

Il mondo del biologico continua a correre, ma il settore degli alimenti rallenta. Dopo anni di crescita, nel 2018 le attività legate al cibo bio sono diminuite dello 0,3%, contro il +6% dell’anno precedente. Lo evidenzia ancora una volta il Rapporto Bio Bank, che come ogni anno ha raccolto i dati di oltre 9 mila aziende attive nel mondo del biologico tra negozi specializzati, siti di e-commerce, ristoranti, mercatini, gruppi d’acquisti solidale, aziende, agriturismi...

Continua, invece, la marcia dei portali per la vendita online di prodotti bio che, negli ultimi cinque anni, hanno registrato una crescita di oltre il 56%, passando dai 240 siti del 2014 ai 375 del 2018. Come l’anno precedente, la seconda migliore performance è quella dei ristoranti bio che nello stesso periodo sono aumentati del 36,5%. Seguono le mense biologiche (+12,5%), i mercatini (+6,8%) e i negozi specializzati (+0,4%); in calo, invece, le aziende bio con vendita diretta, che registrano un calo dell’1,6%.

Continua il trend negativo per gli agriturismi (-5,6%) e per i gruppi di acquisto (-10,5%). Quasi quattro attività biologiche su dieci si concentrano in sole tre Regioni italiane, le stesse dell’anno precedente; al primo posto per numero di aziende si piazza la Lombardia, con 1.418 imprese censite nel 2018, una in più rispetto al 2017. Segue ancora l’Emilia Romagna, con 1.325 attività, e la Toscana, dove se ne contano 1.128.

In 10 anni, le vendite di prodotti bio sono raddoppiate nei negozi specializzati, mentre nei supermercati e in altri canali di vendita è addirittura quadruplicato. Nello stesso periodo, il mercato italiano del biologico è passato da 1,6 miliardi di euro a 4,1 miliardi: un aumento del 164%.”

Personalmente credo che indietro non si torni, ci potranno essere piccoli rinculi seguiti da ripartenze più o meno spumeggianti, ma la scelta dei cittadini/consumatori per un cibo sano, pulito e giusto, per chi lo consuma e per chi lo produce, ritengo sia un processo irreversibile. Che poi i GAS siano in grado di intercettare, almeno in parte, questa linea di tendenza è tutta un’altra storia, anche rispetto alla politica pan/consumistica della Grande Distribuzione che vuole occupare ogni spazio di richiesta dei possibili clienti. Per ora il nostro GAS continua la sua costante e inarrestabile crescita, se ne riparla fra un anno…

villiam



Ultimo aggiornamento (Giovedì 20 Febbraio 2020 17:47)

 

Nutri-score BIS

Mentre in Francia si amplia progressivamente il numero di aziende, conglomerati produttivi, catene di supermercati…. che adottano volontariamente l’etichetta a semaforo e la Germania ne ha deciso l’adozione a 5 colori con un annuncio ufficiale della ministra dell'alimentazione e dell’agricoltura, J. Klockner... in Italia ?... “L’industria alimentare e le istituzioni hanno fatto muro contro il Nutri- Score dipinto come una grave minaccia per il “made in Italy”. L’etichetta a semaforo non è contro qualcosa, ma è un’indicazione chiara per la nostra salute che semplifica la lettura delle etichette dei prodotti, al di là degli slogan e delle tabelle indecifrabili ai più” (Altroconsumo 11/2019)

Purtroppo, contrariamente a quando scritto in precedenza, la Nestlè ha deciso di non adottare l’etichetta a semaforo per i prodotti venduti in Italia. Quindi dobbiamo ancora attingere dall’intraprendenza francese che promuove una nuova sperimentazione per rendere le etichette dei prodotti alimentari sempre più chiare e comprensibili, così da garantire al cittadino/consumatore una scelta consapevole fra le centinaia di opzioni di acquisto. Nel corso del primo semestre del 2020, Intermarchè, una delle più grandi catene di supermercati, adotterà progressivamente una nuova etichettatura per evidenziare in modo semplice ed intuitivo: il LUOGO di PRODUZIONE, il LUOGO di TRASFORMAZIONE, la PERCENTUALE di ingredienti francesi utilizzati per i prodotti alimentari.

Sulla base delle normative europee in materia, l’attuale dicitura “made in France”, piuttosto che “made in Italy”, infatti, indica unicamente il luogo in cui è avvenuta l’ultima significativa trasformazione del prodotto, ne sappiamo bene noi, terra di bresaole e di pizzoccheri o pensiamo ai dolci natalizi che fra un po’ ricopriranno le nostre tavole (le uvette, i cedri, le scorze di arance, mandorle, noci, fichi, uova, latte, vaniglia, la stessa farina utilizzata come “base”…. ) difficilmente tutti gli ingredienti sono di origine nazionale.

Nel frattempo anche in Italia cominciano ad apparire le prime alternative al Nutri-Score; una è stata proposta dalla Federalimentare che “rappresenta, tutela, e promuove l’industria italiana degli Alimenti e delle Bevande”- dal sito di Feder.- Sempre sul medesimo si può leggere:

“Guerra delle etichette: il governo sposa la battaglia di Federalimentare
L’Italia a giorni presenterà all’UE l'etichetta a batteria, controproposta al Nutriscore
Nei prossimi giorni il governo italiano consegnerà alla Commissione Ue una controproposta al Nutriscore, l’etichetta a semaforo ideata dai francesi che assegna un colore, e dunque un “via libera” o meno, ad ogni alimento in base al livello di zuccheri, grassi e sale. La proposta italiana è denominata invece “etichetta a batteria” e prende in esame non i singoli cibi, ma la loro incidenza all’interno di una dieta. L’iniziativa italiana, di fatto, sposa la battaglia che da anni porta avanti Federalimentare a difesa della salute e del Made in Italy.
Il meccanismo del Nutriscore – spiega il presidente Ivano Vacondio - metterebbe sullo stesso piano alimenti molto diversi, a discapito delle eccellenze della dieta mediterranea, celebrata in tutto il mondo come la più sana. Ne farebbero le spese prodotti determinanti quali l’olio extravergine di oliva, il parmigiano e il prosciutto crudo, solo per fare degli esempi”

Per comprendere meglio la proposta- www.etichettabatteria.it

Ogni uno di noi può fare il confronto e trarre le opportune conclusioni, intanto si può dire che il Nutri-Score abbia cominciato a smuovere le acque, ogni passo in avanti verso la trasparenza, la chiarezza, la tracciabilità della filiera alimentare è sempre un punto a favore per noi cittadini/consumatori.

 

Ultimo aggiornamento (Giovedì 12 Dicembre 2019 15:58)

 

Nutri-score


UN SEMAFORO IN ETICHETTA

 


…ma la sperimentazione che a me sembra più interessante è il NUTRI-SCORE/etichetta a semaforo avviata in Francia nell’ottobre 2017, su basi volontarie e continuata con progressivi aggiustamenti


...recentemente  è stata adottata in Belgio, mentre hanno espresso il loro interesse i ministri interessati di Spagna e Paesi Bassi, in  Svizzera e Germania alcune Aziende, Catene di Distribuzione/Supermercati… hanno scelto di adottare il NS  in maniera autonoma, considerato che non esiste una normativa nazionale in questi stati.


Il sistema è molto semplice: il rosso indica un alimento da assumere con moderazione, il verde un cibo sano mentre l’arancione invita a consumare il prodotto senza esagerare, per mantenere una dieta equilibrata; l’Etichetta indica la qualità nutrizionale globale di un alimento  sulla base dei nutrienti e degli ingredienti presenti nel prodotto: calorie, grassi saturi, zuccheri, sodio, proteine, fibre, frutta e verdura.


Il Nutri-Score consiste in un logo a colori con cinque lettere – dalla ‘A’ verde scuro alla ‘E’ rossa  che esprime in maniera sintetica la qualità nutrizionale di un alimento, calcolata su una quantità standard di 100 grammi o 100 ml, prendendo in considerazioni sia il contenuto di nutrienti da limitare in una dieta sana (calorie, grassi saturi, zucchero, sale), sia quelli benefici per la salute (frutta e verdura, fibre e proteine).


La novità per l’Italia è che  la Corporation della Nestlè sembra voglia adottare il Nutri Score per i suoi prodotti, entro la fine dell’anno; sarà interessante stare a vedere la reazione della concorrenza.


Nel nostro Paese l’etichetta e semaforo è fieramente avversata, con varie motivazioni, dalle più importanti associazioni dei produttori, come la Coldiretti, così come da quelle dei Consumatori, solo AltroConsumo, sulla sua rivista di qualche mese fa, ha aperto una timida finestra informativa sull’argomento ricordando ai suoi soci/lettori, ma comunque a tutte le persone che condividono la proposta del NUTRI- SCORE,  come sia “partita” un’iniziativa  per chiedere alla Commissione Europea di rendere obbligatorio il Nutri-Score  sui prodotti alimentari di tutti gli Stati membri.


La petizione è  sostenuta da sette associazioni europee di Consumatori, capeggiate dalla francese UFC-Que Choisir. Entro l’8 maggio 2020 si dovranno raccogliere un milione di firme, raggiungendo le soglie minime in almeno sette Stati membri (54.750 firme per l’Italia)

 

 Villiam 

Ultimo aggiornamento (Lunedì 09 Dicembre 2019 00:13)

 

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